• Dejan Zivkovic

    Quando parliamo di una persona che conosciamo o che crediamo di conoscere, siamo sempre portati a riferirne dal punto di vista umano e dal punto di vista professionale, come se fosse possibile valutare separatamente quelli che sono i due aspetti più importanti della personalità di ciascuno di noi.
     
    Ecco, credo che questo tipo di operazione sarebbe ancora più artificiosa con Dejan, perché la sua umanità, il suo modo di essere con gli altri, coincide completamente con l’essere anche un grande professionista.
    Lo conosco da molti anni, da quando lavorava in una delle più note palestre romane di pugilato, e dove, da subito, aveva radunato attorno a sé un grande numero di soci, tutti pazzi per la boxe, e che, come me, volevano allenarsi con lui e con lui soltanto. Tra questi anche un discreto numero di ragazzi, alcuni dei quali hanno poi combattuto a livello dilettantistico e professionale.
    Da subito mi colpì la grande passione che metteva nel suo lavoro: il desiderio di trasmettere una tecnica, certamente, ma anche delle regole di comportamento, di lealtà, che sempre devono essere rispettate. Il pugilato, non possiamo negarlo, è uno sport di contatto, talvolta anche duro, nel quale ci si affronta in maniera diretta e aperta. La competizione, per quanto aspra possa essere, deve sempre rimanere in un ambito di grande correttezza e sportività. Ancor più che per qualunque altro sport. Una volta finito di “fare i guanti”, occorre essere amici come prima; più di prima. Le amicizie che nascono in palestra durano tutta una vita. Ecco, anche questo è parte dell’insegnamento di Dejan.


    Dejan Zivkovic è nato e cresciuto in Montenegro, e per lui il pugilato è una tradizione antica. Proviene infatti da una famiglia che vanta diversi pugili molto stimati a livello sia nazionale che internazionale, e che come lui hanno praticato il pugilato professionistico.
    A soli 13 anni e mezzo vince i campionati nazionali del Montenegro, e diventa Vice Campione della Yugoslavia.
    In quegli anni difficili di lotte socio-politiche, lo sport non riusciva ad arginare le sofferenze portate dalla guerra, e ad alimentare il sogno di tanti giovani atleti. Molti sono costretti ad emigrare, e anche Dejan decide di continuare la sua carriera di pugile dilettante a Marcianise, con il Maestro Antonio Brillantino.
    Dopo qualche anno si trasferisce ad Arezzo. Qui, grazie al fortunato incontro con il Maestro Paolo Calamati e con il tecnico sportivo Umberto Lucugnani, inizia la sua carriera da professionista. Negli anni che seguono vince due volte il Titolo Intercontinentale – cintura WBU.

    La determinazione lo ha portato a correre per il titolo più ambito tra i pugili: quello di campione del mondo. Gareggia nei pesi welter e disputa l’incontro con uno degli atleti più forti di quel momento, l’argentino Carlos Baldomir, uscito poi vittorioso. Ed è proprio questo combattimento il punto più alto della carriera di Dejan; ciò che fa davvero capire le sue grandi doti pugilistiche, perché dopo aver sconfitto Dejan anche Baldomir andrà incontro ad una sconfitta: alla dodicesima ripresa, ai punti quindi, con Floyd Mayweather, si, proprio lui, un pugile che molte classifiche includono tra i dieci più grandi della storia del pugilato di tutti i tempi.
    Purtroppo un grave incidente, accaduto al di fuori dell’ambito sportivo, lo costringe ad anticipare il ritiro.
    A conclusione della sua carriera di pugile professionista, Dejan desiderava trasmettere ai giovani la propria esperienza e la propria passione per la boxe. Il progetto della palestra Pesi Massimi si concretizza il 1 aprile 2008.