OSCAR DE LA HOYA, "EL CHICO DE ORO"

Pubblicato il 04/01/2019


Óscar De La Hoya (Los Angeles, 4 febbraio 1973) è un ex pugile statunitense di origini messicane. Ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Barcellona del 1992.

Conosciuto anche come The Golden Boy, è un ex pugile e promoter di incontri di boxe con la sua scuderia di pugili denominata Golden Boy Promotions. Vincitore di medaglia olimpica nel 1992, ha vinto come pugile professionista ben dieci titoli mondiali in sei categorie di peso, record ineguagliato da nessun altro atleta di questa disciplina. È stato nominato Fighter of the year 1995 da Ring Magazine ed ha raggiunto il terzo posto nella classifica Pound For Pound della stessa rivista nello stesso anno. È largamente riconosciuto come uno dei pugili più famosi del mondo. Ben 18 dei suoi match hanno superato l'incasso di dieci milioni di dollari in Pay Per View, mentre in totale i suoi incontri hanno fruttato un valore estimato di 696 milioni di dollari in PPV.

De La Hoya ha annunciato ufficialmente il suo ritiro il 14 aprile 2009, smentendo speculazioni su un suo possibile match contro il figlio del leggendario Julio César Chávez, l'allora imbattuto Julio César Chávez Jr (poi battuto per il titolo mondiale dei medi da Sergio 'Maravilla' Martinez).

Figlio di una famiglia di emigrati messicani poverissimi, grazie alla boxe è sfuggito alla violenza di strada della periferia di Los Angeles dove è cresciuto. È stato severamente allenato dal padre Joel che lo ha guidato nelle prime fasi della sua carriera. La madre, morta per cancro quando Óscar aveva solo 18 anni, è stata fonte di ispirazione durante tutta la sua vita. De la Hoya comincia a boxare giovanissimo e nel 1989 conquista la medaglia d'oro nel prestigioso torneo Golden Gloves, l'anno successivo diventa campione Americano, bissa successivamente questo successo nel 1991. Nel 1992 diviene campione olimpico nei Giochi della XXV Olimpiade del 1992 e nello stesso anno vince i Mondiali Dilettanti. Lascia il mondo del dilettantismo con l'eccezionale score di 223 vittorie e 5 sconfitte. Passato professionista in quello stesso anno, la sua carriera comincia nella categoria superpiuma battendo il danese Bredahl Dopo solo 11 incontri da pro, con questa vittoria, De la Hoya si aggiudica il titolo di categoria versione WBO. Lo difende quindi contro l'italiano Giorgio Campanella (subendo proprio contro Campanella il primo knock down della sua carriera). Nel 1995 passa nei pesi leggeri battendo al secondo round per KO Paez e difendendo la corona WBO per quattro volte consecutive fino alla riunificazione del titolo IBF e WBO contro Rafael Ruelas (43-1-0). È proprio nel match contro Ruelas che De la Hoya affronta il suo primo match contro una stella affermata e molto quotata della boxe mondiale: la sua vittoria al secondo round via KO tecnico mostra al mondo quanto non sia solo un giovane dallo straordinario talento ma già un pugile di panorama mondiale. Dopo aver difeso altre due volte il suo titolo WBO decide di passare nei superleggeri e nel giugno del 1996 affronta il messicano Julio César Chávez (all'epoca con il record di 96-1-1) per il titolo di questa categoria, versione WBC. A soli 23 anni De la Hoya cerca così il suo quarto titolo iridato in una terza categoria di peso cercando di entrare nella ristretta cerchia di pugili detentori di titoli mondiali in più di due categorie di peso. De la Hoya, tra i più forti pugili dell'ultima generazione, soprannominato "el chico de oro", come professionista ha portato a termine 43 incontri perdendone solo cinque (dei 39 vinti ben 31 sono terminati per knockout). Il suo nick utilizzato dal presentatore è "The Pride Of East LA" o "The Golden Boy".

È curioso notare che i primi trenta match affrontati da professionista sono risultati tutti vincenti: è opinione comunque che il miglior De la Hoya sia quello del periodo da welter attorno a metà anni '90. la sua boxe è impostata in guardia normale nonostante lui sia un mancino (più volte ha però combattuto da mancino, ad esempio contro Whitaker).

De la Hoya è sempre stato avvantaggiato da una altezza ragguardevole (179 cm) che gli ha permesso di avere sempre un vantaggio considerevole di altezza contro la maggior parte dei suoi avversari; nonostante questo ha anche affrontato pugili più alti di lui come Casillejo, Trinidad e Hopkins. La sua guardia è generalmente abbastanza bassa e tiene il sinistro ad altezza sterno ondulandolo per far scattare il gancio sinistro, il suo miglior colpo.

Dotato di una pulizia nelle esecuzioni di 6-7 colpi consecutivi è anche molto incisivo e potente nei colpi, al tutto abbina una notevole agilità e un eccellente gioco di gambe. De la Hoya è inoltre un pugile dotato di una notevole resistenza ai colpi e resistenza: è finito KO solo contro Hopkins e ha subito KD contro Campanella, Quartey e Valenzuela vendicandoli tutti con una vittoria.

A De la Hoya è sempre stato riconosciuto il merito di aver affrontato pugili valorosi e di aver sempre cercato il confronto con i più forti della categoria: nel suo palmarès figurano ben 25 fra ex campioni o attuali campioni mondiali e già diversi pugili ritirati già facenti parti della Hall of fame.